Contributo Extra-profitti: le novità a pochi giorni dal primo versamento

A cura dell’Energy Team

La pubblicazione del Provvedimento attuativo, della Risoluzione che istituisce i codici tributo e delle FAQ da parte dell’Agenzia delle Entrate offrono l’occasione per fare il punto sulle novità del prelievo sugli extra-profitti

Il Provvedimento del 17 giugno e la Risoluzione del 20 giugno 2022

A ridosso della scadenza per il primo versamento previsto per il 30 giugno 2022, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Provvedimento numero 221978 del 17 giugno 2022, la Risoluzione n. 29/E del 20 giugno 2022 (istitutiva dei codici tributo da utilizzare nel modello F24) e le FAQ del 20 giugno 2022 che tentano di chiarire alcune questioni dubbie. Quanto sopra in attuazione all’art. 37 del Decreto-Legge n. 21 del 21 marzo 2022 (cosiddetto “Decreto Taglia Prezzi”, convertito nella Legge n. 51 del 20 maggio 2022), che, lo si ricorda, ha introdotto nel nostro ordinamento il “Contributo straordinario contro il caro bollette” (di seguito il “Contributo”) a titolo di prelievo avente carattere solidaristico e straordinario. L’art. 37 del Decreto Taglia Prezzi è stato successivamente oggetto di modifica per effetto del Decreto-Legge n. 50/2022 (cosiddetto “Decreto Aiuti”).  

Rinviando alla nostra newsletter disponibile al seguente link (https://blog.pwc-tls.it/it/2022/05/16/le-principali-misure-fiscali-riguardanti-il-settore-energetico/) per un’analisi della norma istitutiva del Contributo, è opportuno ricordare che l’art. 37 comma 5 del Decreto Taglia Prezzi ha previsto che “Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, sentita l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, sono definiti gli adempimenti, anche dichiarativi, e le modalità di versamento del contributo. Con il medesimo provvedimento possono essere individuati dati aggiuntivi da indicare nelle fatture di cessione e di acquisto dei prodotti di cui al comma 1 e sono definite le modalità per lo scambio delle informazioni, anche in forma massiva, con la Guardia di finanza.”

Il contenuto del Provvedimento numero 221978 del 17 giugno 2022 (di seguito “Provvedimento”) risulta piuttosto sintetico. In particolare, il paragrafo 2 del Provvedimento dispone che gli adempimenti dichiarativi ai fini del Contributo saranno assolti mediante la compilazione di appositi “dati ed elementi” nel Modello IVA relativa all’anno 2022 (da presentare entro il 30 aprile 2023). Lo stesso vale per i soggetti che hanno optato per il regime di cui all’art. 70-quater del D.P.R. n. 633/1972 (“Gruppo IVA”) con la precisazione che in tal caso l’obbligo dichiarativo è sempre assolto dal rappresentante del Gruppo IVA attraverso l’indicazione dei “dati ed elementi” nella propria dichiarazione. Con riferimento a quali siano i “dati ed elementi” da indicare nel Modello IVA, il Provvedimento si limita a fare rinvio al futuro provvedimento dell’Agenzia delle Entrate con cui sarà approvato il Modello IVA 2023. Anche dal punto di vista dell’adempimento dichiarativo, quindi, il Provvedimento conferma lo stretto nesso esistente tra il Contributo e l’IVA.

In relazione al versamento del Contributo (paragrafo 3 del Provvedimento), viene precisato che esso andrà effettuato mediante modello F24 rinviando ad una successiva Risoluzione la pubblicazione del codice tributo e delle ulteriori istruzioni per la sua compilazione. A tal proposito, la Risoluzione 29/E pubblicata in data 20 giugno 2022 ha istituito i codici tributo per il versamento sia dell’acconto che del saldo (pari rispettivamente al 40% ed al 60% del Contributo) nonché i codici tributo relativi alla sanzione e agli interessi (per il caso di versamento oltre i termini).

Il paragrafo 4 del Provvedimento, pur in assenza di un esplicito riferimento nell’art. 37 comma 5 del Decreto Taglia Prezzi, precisa che gli eventuali rimborsi delle eccedenze di versamento del Contributo devono essere richiesti mediante il Modello IVA relativo al 2022. Il paragrafo 5 individua le modalità di scambio dei dati tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Infine, pur in presenza di un’espressa previsione nell’art. 37 comma 5 del Decreto Taglia Prezzi, il Provvedimento nulla dice circa i dati aggiuntivi da indicare nelle fatture di acquisto e cessione dei prodotti di cui all’art. 37 comma 1 del Decreto Taglia Prezzi (energia elettrici, prodotti petroliferi, gas naturale o gas metano).

Alcune criticità e le FAQ dell’Agenzia delle Entrate

In via preliminare si evidenzia che sarebbe opportuno investigare se il nuovo prelievo abbia o meno natura di tributo, considerato che non si rinviene alcuno spunto ulteriore in tal senso nelle Relazioni Illustrative e Tecniche ai Decreti-Legge (i.e. Decreto Taglia Prezzi e Decreto Aiuti) le quali, in linea con il dato normativo, si limitano genericamente a fare riferimento ad un “contributo” sugli extra-profitti.

Al di là della terminologia utilizzata dal legislatore, l’eventuale qualificazione sostanziale come tributo richiede un’attenta analisi circa la sua costituzionalità (art. 3 e 53 della Costituzione) alla luce dei principi dettati in passato dalla Corte Costituzionale (si veda in particolare la sentenza n. 10 dell’11 febbraio 2015 avente ad oggetto la cosiddetta Robin Hood Tax). Un primo esame circa la compatibilità costituzionale del nuovo prelievo si rinviene dai lavori parlamentari (cfr. Nota di lettura del Senato A.S. 2564 del mese di Aprile 2022, “Nota di lettura”). Bisogna ricordare che la giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 10 del 2015) ha riconosciuto che “non ogni modulazione del sistema impositivo per settori produttivi costituisce una violazione dei principi di uguaglianza e di capacità contributiva” (art. 3 e 53 della Costituzione); anzi neppure mancano “casi in cui la differenziazione tributaria per settori economici o per tipologie di reddito ha assunto carattere strutturale, superando, ciò nondimeno, il vaglio della Corte”. In particolare, la Corte ha chiarito che fattori quali lo “stampo oligopolistico”, gli “elevati costi e difficoltà di realizzazione delle infrastrutture” per i nuovi concorrenti che vogliano operare su larga scala e la tendenziale anelasticità della domanda che caratterizzano i settori energetico e petrolifero, rappresentano tutti elementi tali “da poter astrattamente giustificare un trattamento fiscale ad hoc”, specialmente in presenza di “esigenze finanziarie eccezionali dello Stato” finalizzate ad attenuare sugli utenti finali i rincari congiunturale del settore. In questo senso, sono ravvisabili diversi punti di contatto tra la Robin Hood Tax ed il nuovo contributo straordinario: entrambe le misure introducono un prelievo straordinario a carico delle imprese del settore energetico ed entrambe sono finalizzate a finanziare misure di mitigazione degli impatti connessi all’aumento del costo dell’energia. Sotto questo profilo, l’introduzione di un contributo avente carattere straordinario, temporaneo a titolo di prelievo “una tantum” – a carico dei soggetti che operano nel settore energetico e petrolifero i quali in teoria conseguono profitti in misura superiore a quella ordinaria per effetto di una situazione congiunturale – appare coerente e giustificata dall’emergenza in atto e dalla necessità di alleviare i prezzi praticati nella fornitura di energia nei confronti degli utenti finali.

Ciò premesso, la stessa Corte ha al contempo affermato che “un’imposizione differenziata”, per essere costituzionalmente ammessa, deve essere ancorata ad un’adeguata giustificazione obiettiva che deve essere tradotta “coerentemente, proporzionalmente e ragionevolmente” nella “struttura dell’imposta”. Infatti, il sacrificio imposto a carico degli operatori di un determinato settore è conforme ai principi di uguaglianza e capacità contributiva solo ove non si consideri “sproporzionato”, non si generino effetti discriminatori e la “struttura” della nuova misura si raccordi con la relativa “ratio giustificatrice” o, in altre parole, con il “presupposto economico che il legislatore intende colpire” (i.e. gli extra-profitti di cui hanno beneficiato le imprese del settore energetico per effetto dell’aumento dei prezzi, cfr. Relazione Illustrativa). È quindi opportuno interrogarsi se le caratteristiche del nuovo tributo sono in linea rispetto allo scopo perseguito ovvero se “i mezzi approntati siano idonei e necessari a conseguirlo”.

Ed è proprio alla prova dei fatti che, analizzando la “struttura” del nuovo prelievo, sorgono diversi dubbi circa la coerenza rispetto alla sua “ratio giustificatrice”. Vero è che il prelievo si applica solo agli “extra-profitti” essendo esclusi i profitti reputati dal legislatore di natura ordinaria (incremento inferiore a 5 milioni di euro o al 10%) così come è pure vero che l’aliquota del Contributo (25%) è similare o quasi all’aliquota IRES del 24% (nonostante non sembri che la scelta dell’aliquota sia stata ispirata da esigenze diverse dalle mere previsioni di gettito). Sono tuttavia le modalità di determinazione della base imponibile del Contributo – determinata come incremento del saldo tra operazioni attive e passive rilevanti ai fini IVA di un periodo rispetto ad un altro – che suscitano forti dubbi in merito alla capacità del legislatore di identificare in modo appropriato una base imponibile che possa essere ritenuta espressione di un “sovra-profitto”. Ulteriormente, si rammenta che, per effetto dell’art. 15-bis del Decreto Sostegni-ter (D.L. n. 4/2022), nei confronti dei produttori di fonti rinnovabili è già stato previsto, a determinate condizioni, l’obbligo di retrocedere al Gestore dei Servizi Energetici (“GSE”) i ricavi derivanti dalla cessione di energia eccedenti una determinata soglia. Fa sorgere perplessità anche il riferimento temporale assunto per il calcolo dell’incremento dato che il primo periodo è influenzato dalla pandemia mentre il secondo periodo è caratterizzato dalla ripresa economica.

Un ulteriore elemento di forte criticità e che pare motivato unicamente da esigenze di gettito risiede nell’espressa indeducibilità, ai fini dell’imposta sui redditi, del Contributo. La scelta pare porsi in contrasta anche con l’orientamento della Corte Costituzionale che, di recente, ha dichiarato incostituzionale la norma che prevedeva l’indeducibilità dell’IMU, in quanto un tributo direttamente inerente alla produzione del reddito costituisce un costo inerente la cui deducibilità non può essere preclusa (sentenza del 4 dicembre 2020, n. 262 e sentenza 3 giugno 2013, n. 116).

Ancora, il nuovo ruolo di vigilanza e di intervento affidato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”) – coadiuvata dalla Guardia di Finanza – intende colmare quel “vuoto” di meccanismi operativi segnalati dalla Corte nella sentenza della Robin Hood Tax e idonei a garantire che non si realizzi quella traslazione del contributo sui prezzi del consumo a discapito del consumatore tale da distorcere l’intento originario e la ratio della disposizione. Sul punto va chiarito che la stessa Nota di lettura aprile 2022 ha sottolineato che, se da una parte l’intervento dell’AGCM può rappresentare un passo in avanti, dall’altra l’intervento, in quanto ex post, non sarebbe idoneo ad ostacolare l’effettiva traslazione del peso economico.  

Il quadro di riferimento si è arricchito con le risposte alle FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate in data 20 giugno 2022 finalizzate a chiarire alcuni dei profili dubbi a pochi giorni dalla scadenza per il versamento dell’acconto del 40% prevista per il 30 giugno 2022.

Passando in rassegna le risposte dell’Agenzia delle Entrate, si nota che con riferimento all’ambito soggettivo del Contributo, viene precisato che esso è dovuto anche da parte dei soggetti che svolgono le attività indicate nell’art. 37 del Decreto Taglia Prezzi solamente in via residuale. La risposta alle FAQ contiene un elenco dei codici ATECO che fanno scattare l’applicazione del prelievo anche se tale elenco ha carattere meramente esemplificativo e non esaustivo.

Per quanto riguarda la determinazione della base imponibile, l’Agenzia delle Entrate si conforma ad una interpretazione strettamente letterale del dato normativo laddove afferma che “I dati riportati nelle LIPE, pertanto, in base a quanto previsto dalla norma, non possono essere emendati, estrapolando i valori riferibili alle attività non interessate dal contributo, ma devono essere assunti nella loro interezza”. Permangono quindi tutti i dubbi – già segnalati in numerosi contributi apparsi sulla stampa successivamente alla pubblicazione della norma – sulla rappresentatività dei dati rilevati ai fini IVA quali indicatori dei profitti (o meglio degli extra-profitti) realizzati dalle società in argomento e sulle distorsioni che ne derivano.

Ulteriori precisazioni contenute nelle risposte alle FAQ attengono alle imprese di recente costituzione. Viene chiarito che il Contributo non è dovuto dalle imprese che hanno iniziato l’attività dopo il 30 aprile 2021, mentre è dovuto da coloro che hanno iniziato l’attività durante il primo periodo di osservazione (i.e. dal 1° ottobre 2020 al 30 aprile 2021). In questo ultimo caso il contribuente dovrà riparametrare il secondo periodo di osservazione in modo da fare un confronto omogeneo trai i saldi relativi ai due periodi (ad esempio, se un soggetto inizia l’attività al 1° gennaio 2021, si dovranno prendere come termine di confronto i dati desumibili dalle LIPE relative al periodo 1° gennaio 2021 – 30 aprile 2021 e raffrontarli con i dati desumibili dalle LIPE relative al periodo 1° gennaio 2022 – 30 aprile 2022).  

Da ultimo l’Agenzia delle Entrate chiarisce alcuni profili operativi per i soggetti che sono parte di un Gruppo IVA (i.e. determinazione della base imponibile e individuazione del soggetto tenuto al pagamento del Contributo). Ogni partecipante al Gruppo IVA ricostruisce autonomamente la LIPE che avrebbe dovuto presentare, in mancanza di adesione al Gruppo IVA, determinando così una comparazione tra “LIPE virtuali” afferenti ai due periodi. Il soggetto passivo del Contributo rimane la singola società partecipante, in quanto il Gruppo IVA non è soggetto interessato direttamente dal Contributo nonostante gli obblighi dichiarativi sono posti dal Provvedimento in capo al rappresentante del Gruppo IVA. 

Let’s Talk

Per una discussione più approfondita ti preghiamo di contattare:

Franco Boga

PwC TLS Avvocati e Commercialisti

Partner

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.