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Data Act 2025: Nuove Regole, Nuove Opportunità per le Imprese

Data Act 2025: Nuove Regole

A cura di Paola Furiosi, Giulia Iozzia, Andrea Strippoli, Edoardo di Maggio e Francesco Gaggioli

Il 12 settembre 2025 ha segnato un punto di svolta nel quadro della EU Digital Strategy: è infatti diventato pienamente applicabile il Regolamento (UE) 2023/2854, il Data Act.

Tale Regolamento introduce una disciplina uniforme in materia di accesso, utilizzo e circolazione dei dati generati da prodotti connessi (cd. Internet of ThingsIoT) e servizi correlati immessi nel mercato dell’Unione europea. Il perimetro dei prodotti e servizi coinvolti è molto ampio: si pensi, ad esempio, ad autoveicoli intelligenti, elettrodomestici connessi, contatori elettrici smart e soluzioni IoT utilizzati in contesti industriali. L’ampia portata di questa normativa, sia per il numero di operatori economici coinvolti sia per la trasversalità dei dati soggetti ai nuovi obblighi, rende il Data Act un tassello fondamentale nella compliance di un gran numero di aziende europee (e non soltanto).

Il Data Act attribuisce a utenti finali e imprese il diritto di accedere ai dati generati dai propri prodotti IoT e servizi correlati e di condividerli con altri operatori, al fine di contrastare il fenomeno, tipicamente digitale, del cd vendor lock-in e sbloccare l’enorme potenziale economico dei dati, sempre più visti in chiave di veri e propri asset strategici.

La possibilità per l’utente di accedere ai dati generati dall’utilizzo del proprio prodotto IoT si converte, per fabbricanti, venditori, locatori e fornitori di servizi, nella necessità di:

Nonostante il carattere ampio degli obblighi introdotti dal Data Act, il Regolamento riconosce specifiche salvaguardie a tutela delle imprese detentrici di dati (data holders):

Queste tutele, tuttavia, non esonerano le imprese dagli adempimenti richiesti: la piena applicabilità del Data Act impone, infatti, agli operatori economici di adottare una serie di misure concrete, tra cui:

In parallelo, i fornitori di Data Processing Services (i.e. fornitori di servizi cloud) dovranno, ai sensi del Capitolo VI del Regolamento, rimuovere ogni ostacolo che renda difficile per i clienti cambiare fornitore, sia dal punto di vista tecnico, incrementando l’interoperabilità fra le diverse piattaforme, sia dal punto di vista contrattuale e commerciale. Tali operatori dovranno altresì garantire che i clienti possano recedere dal rapporto contrattuale con un preavviso minimo, e agevolare la migrazione in uscita dei dati e delle applicazioni su altre piattaforme.

Al netto delle incertezze legate al perdurante ritardo nella designazione di un’autorità competente per la supervisione a livello nazionale e dell’attuale assenza di un apparato sanzionatorio interno, il Data Act apre un nuovo capitolo nella trasformazione digitale.

In questo scenario, la conoscenza approfondita del Data Act non rappresenta soltanto un requisito essenziale per la conformità del proprio modello operativo, ma anche una leva strategica per sfruttare appieno le potenzialità offerte da questo nuovo strumento normativo e trarre un vantaggio competitivo differenziale.

Per una discussione più approfondita ti preghiamo di contattare:

Contatta Andrea Lensi Orlandi – Partner, PwC TLS

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