Certificazione sulla Parità di Genere tra incentivi e l’effetto premiale nelle agevolazioni nazionali

Certificazione sulla Parità di Genere tra incentivi e l’effetto premiale nelle agevolazioni nazionali

A cura del Team Tax Incentives & Grants e del Team Corporate & Compliance

Nonostante le numerose fonti normative nazionali e internazionali che definiscono i principi di parità di genere la tematica relativa alla differenza di retribuzione tra uomini e donne è un tema ancora attuale sia a livello globale sia in Italia.

La Sustainable Development Goal (SDG) delle Nazioni Unite stabilisce tra gli obiettivi (n. 8 – Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti) quello di garantire la parità di retribuzione per lavoro di pari valore entro il 2030.

In questa direzione va anche la Legge 162/2021 che istituisce la Certificazione sulla Parità di Genere nel nostro Paese. Essa avviene su base volontaria, su richiesta dell’impresa e ha validità triennale, con un monitoraggio annuale.

A completamento del quadro normativo, i parametri minimi per ottenere la certificazione sono stati definiti con il DPCM del 29 aprile 2022, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale l’1 luglio 2022, e sono quelli individuati dalla Prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022, come previsto dal Regolamento UE n.1025/2012 che riflette gli esiti del confronto svoltosi nel Tavolo di lavoro sulla certificazione di genere delle imprese previsto dal PNRR Missione 5, coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità e a cui hanno partecipato il Dipartimento per le politiche della famiglia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Consigliera Nazionale di Parità.

UNI – Ente Italiano di Normazione ha fissato una serie di KPI (Key Performance Indicator), suddivisi in sei aree di indicatori che racchiudono una serie di variabili che caratterizzano una organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere e che quindi può ottenere la certificazione facendone richiesta.

Le sei aree individuate sono: (i) cultura e strategia; (ii) governance; (iii) processi HR; (iv) opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda; (v) equità remunerativa per genere; (vi) tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Ciascuna area ha uno specifico peso percentuale nella valutazione dell’organizzazione aziendale ai fini della certificazione. Gli indicatori che costituiscono ciascuna area sono connessi a un punteggio e sono finalizzati a misurare il grado di maturità dell’organizzazione attraverso un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni.

Per il rilascio della certificazione, l’azienda deve raggiungere lo score minimo del 60%. Non tutti i KPI sono applicabili a tutte le categorie di organizzazione; in particolare, sono presenti esclusioni per micro e le piccole organizzazioni.

Al rilascio della certificazione provvedono gli organismi di certificazione accreditati presso Accredia (ai sensi del regolamento CE 765/2008) che operano sulla base della prassi UNI/PdR 125:2022.

I vantaggi a cui possono accedere le organizzazioni certificate sono: (i) l’incremento del valore interno ed esterno dell’organizzazione; (ii) la definizione di una strategia di lungo termine più sostenibile ed efficace; (iii) la costruzione di rapporti di fiducia duraturi con clienti e consumatori; (iv) l’aumento del vantaggio competitivo; (v) l’attrazione dei migliori talenti; e (vi) l’aumento dell’innovazione.

Inoltre, l’articolo 5 della Legge 162/2021, al fine di incoraggiare le aziende ad avviare la procedura di certificazione, ha previsto due vantaggi: (i) un esonero contributivo in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna azienda; e (ii) l’ottenimento di benefici (es. punteggi premiali o dotazioni riservate) in caso di partecipazione a bandi e fondi europei, nazionali e regionali.

Inoltre, anche all’interno di diverse misure agevolative come bandi di contributo o altri meccanismi incentivanti, vengono riconosciute premialità o in alcuni casi dotazioni riservate alle imprese che siano dotate di tale certificazione di parità di genere. Ad esempio tra le misure recenti:

  • “Regione Piemonte – Bando per la digitalizzazione e efficientamento produttivo delle imprese”, sono previste premialità il cui possesso comporterà una maggiorazione fino al 2% della sovvenzione riconoscibile, es. possesso della certificazione della parità di genere.
  • Regione Lombardia – Bando brevetti 2023, nella procedura valutativa il bando prevede premialità in caso di certificazione della parità di genere.

Ad ulteriore riprova del crescente interesse rispetto a questa certificazione e all’intento di sostenere le aziende intenzionate a intraprendere questo percorso di Certificazione sulla Parità di Genere, vi sono alcune misure mirate all’agevolazione dei costi connessi all’ottenimento della stessa:

  • “Unioncamere – Avviso pubblico per la concessione di contributi alle micro, piccole e medie imprese per servizi di assistenza tecnica e accompagnamento in forma di voucher e per servizi di certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 – PNRR, Missione 5, Componente 1, Investimento 1.3 (“Sistema di certificazione della parità di genere”)”. Con questo Bando, l’azienda può ottenere contributi per ricevere assistenza tecnica e di accompagnamento per ridurre il divario di genere in azienda e arrivare a ottenere la Certificazione di Parità di Genere (UNI/PdR 125:2022).
  • “Regione Lombardia – Verso la certificazione della parità di genere”, l’Avviso si propone di supportare le imprese lombarde nel conseguimento della certificazione della parità di genere. L’agevolazione è concessa sotto forma di Voucher e non potrà superare l’80% delle spese ammissibili.

I professionisti del Team Bandi e Incentivi e del Team Corporate & Compliance di PwC rimangono a disposizione per approfondire tali aspetti nell’ambito delle misure agevolative di interesse.

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