La riforma dell’Archivio CNEL: dalla logica “formale” alla rilevanza “sostanziale” 

A cura di Francesca Tironi, Federica Carelli

Al termine di una sperimentazione avviata l’11 aprile 2025, la Commissione dell’Informazione del CNEL ha deliberato all’unanimità, lo scorso 20 aprile 2026, il nuovo assetto organizzativo dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi. La portata della riforma è anzitutto concettuale, laddove viene superata la logica del mero deposito, che consentiva l’iscrizione di qualunque accordo, indipendentemente dalla sua effettiva applicazione nel tessuto produttivo, a favore di un criterio di rilevanza sostanziale, ancorato alla reale diffusione e radicamento del contratto nel mercato del lavoro. 

Il dato rilevante diventa quindi quello occupazionale, ricavato dai flussi UniEmens INPS. La classificazione non si fonda più su dichiarazioni delle parti, ma su informazioni amministrative verificabili, con evidenti benefici in termini di trasparenza e di qualità del dato.  

Le nuove soglie di accesso  

Per accedere alla sezione principale dell’Archivio (“Contratti nazionali di settore vigenti o ultrattivi“), il CCNL deve soddisfare i seguenti requisiti numerici: 

  • una copertura pari ad almeno il 5% dei lavoratori dipendenti nell’ambito di una determinata divisione ATECO;  
  • nel caso di contratti a vocazione plurisettoriale, una copertura minima del 3% dei lavoratori in almeno una divisione ATECO.  

La soglia principale era stata inizialmente calibrata all’1% durante la fase “pilota” del progetto, per poi essere elevata al 5% anche su impulso di alcune organizzazioni datoriali che ne avevano sollecitato un innalzamento. 

Gli accordi che non raggiungono tali livelli di copertura non vengono espunti, ma confluiscono in una sezione distinta denominata “Altri contratti“, il che vale a segnalarne la minore incidenza nel mercato del lavoro senza negarne formalmente l’esistenza.  

Il quadro numerico 

I numeri illustrati dal Presidente del CNEL, Renato Brunetta, delineano un panorama fortemente polarizzato: appena 99 CCNL riconducibili alle tre confederazioni principali (CGIL, CISL, UIL) garantiscono copertura a oltre il 97% dei circa 14,6 milioni di lavoratori privati censiti attraverso il sistema UniEmens. Per converso, gli oltre 800 contratti firmati da organizzazioni minori incidono su una platea residuale di circa 350.000 lavoratori, con 438 accordi applicati da meno di 50 imprese e 343 riferibili a meno di 100 dipendenti complessivi.  

Sul piano dell’analisi, tali evidenze ridimensionano in modo considerevole la portata reale del fenomeno del dumping contrattuale, ossia la pratica di adottare CCNL con standard retributivi e normativi inferiori per conseguire un vantaggio competitivo sul costo del lavoro.  

Schede comparative e appalti pubblici 

Un ulteriore e significativo sviluppo operativo è rappresentato dall’elaborazione delle “schede contratto standardizzate”, già rese disponibili con riferimento ai CCNL del terziario di mercato, settore che coinvolge complessivamente circa cinque milioni di lavoratori. 

Tali schede offrono una rappresentazione analitica ed omogenea dei principali istituti economici e normativi disciplinati dai contratti collettivi (tra cui retribuzione minima, tredicesima e quattordicesima mensilità, trattamento di malattia, ferie, permessi retribuiti, previdenza complementare e misure di welfare), secondo le categorie elaborate dal Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 36/2023). 

L’iniziativa si inserisce nel quadro del Protocollo CNEL–ANAC sottoscritto il 16 giugno 2025, che ha attribuito all’Archivio CNEL una funzione centrale nelle procedure di affidamento pubblico. Da tale momento, infatti, le stazioni appaltanti possono — e, nella prassi, sono ormai tenute a — fare riferimento all’Archivio sia per l’individuazione del contratto collettivo applicabile all’appalto, sia per lo svolgimento del giudizio di equivalenza previsto dall’Allegato I.01 del D. Lgs. n. 36/2023. 

La verifica di equivalenza, pertanto, non si configura più come una valutazione discrezionale e frammentata, suscettibile di variare da amministrazione ad amministrazione, ma tende a trasformarsi in un confronto tecnico strutturato, fondato su parametri comparativi uniformi e predeterminati. 

Una connessione da tenere presente: il D.L. n. 62/26 

La riforma dell’Archivio non va letta in isolamento. Il D.L. 30 aprile 2026, n. 62 (pubblicato lo stesso giorno in G.U. n. 99) ha introdotto il concetto di “salario giusto”, ancorandolo al trattamento economico complessivo (“TEC”) dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni a maggiore rappresentatività. Il decreto non fissa un salario minimo per legge, ma rende il TEC del contratto leader di settore un pavimento inderogabile, anche per chi applica un CCNL diverso.  

Per le imprese, le ricadute pratiche più immediate sono tre: (i) dal 1° maggio 2026 il cedolino paga deve riportare il codice alfanumerico CNEL del CCNL applicato, lo stesso codice che popola il nuovo Archivio (art. 11); (ii) l’accesso a Bonus Donne, Bonus Giovani, Bonus ZES e incentivi alla stabilizzazione è subordinato all’erogazione di un TEC almeno pari a quello del CCNL di riferimento del settore; (iii) in caso di mancato rinnovo entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni vengono rivalutate automaticamente nella misura del 30% della variazione IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato).  

Il legame con la riforma dell’Archivio è evidente e diretto. Per applicare concretamente il decreto, stabilire quale sia il CCNL “leader” di settore, verificare se un datore di lavoro ne rispetta i livelli retributivi, decidere se ha diritto agli sgravi, serve un sistema che distingua in modo oggettivo i contratti a larga diffusione da quelli “marginali”.  

È proprio questa la funzione che svolge la nuova classificazione CNEL, con l’innovata suddivisione tra contratti “di settore” e “altri contratti” costruita sui dati occupazionali INPS. In assenza di una tale infrastruttura informativa, l’impianto di condizionalità del decreto resterebbe privo di un parametro istituzionale su cui operare. 

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