A cura di Paola Furiosi e Francesca Caliri
L’European Accessibility Act(Direttiva (UE) 2019/882, “EAA”) mira a ridurre le barriere all’accesso di prodotti e servizi disponibili nel mercato dell’Unione Europea, rafforzando i diritti delle persone diversamente abili e promuovendone l’inclusione sociale.
In particolare, la Direttiva stabilisce nuovi requisiti generali che determinate categorie di prodotti e servizi digitali devono soddisfare per garantire la loro accessibilità. Tra questi, sono inclusi:
- fornire informazioni chiare sul funzionamento del servizio, sul rapporto con i prodotti utilizzati e sui dettagli relativi all’accessibilità e all’interoperabilità con i dispositivi di assistenza;
- presentare le informazioni in modo che siano facilmente comprensibili e percepibili dagli utenti;
- usare caratteri e dimensioni adeguate, un contrasto sufficiente ed una spaziatura regolabile per migliorare la leggibilità;
- se necessario, fornire presentazioni alternative dei contenuti;
- garantire che le informazioni elettroniche necessarie per il servizio siano percepibili, gestibili e comprensibili;
- garantire un’accessibilità coerente e adeguata dei siti web, delle applicazioni online e dei servizi basati su dispositivi mobili;
L’ambito di applicazione della Direttiva è piuttosto ampio, in quanto vi rientrano (i) computer e dispositivi mobili, (ii) bancomat, biglietterie automatiche e terminali self-service, (iii) eBook ed eReader, (iv) servizi bancari e finanziari, (v) servizi di trasporto pubblico, (vi) servizi di telecomunicazioni, e (vii) eCommerce.
La Direttiva è in vigore dallo scorso 27 giugno 2019 e tutti gli Stati membri dovranno applicare i relativi obblighi – recepiti a livello nazionale – entro il 28 giugno 2025.
Il recepimento in Italia e la normativa in materia di accessibilità
L’Italia ha recepito la direttiva con Decreto Legislativo 82/2022, prevedendo che i prodotti ed i servizi interessati soddisfino i requisiti di accessibilità elencati negli Allegati I e II al decreto, i quali appaiono in linea con quelli previsti a livello europeo (tra cui, ad esempio, il fatto che le informazioni sui prodotti debbano essere rese disponibili attraverso più canali sensoriali, che debbano essere presentate in modo comprensibile, in caratteri di dimensioni e forme idonee, usando un contrasto sufficiente, nonché una spaziatura regolabile tra lettere, righe e paragrafi; etc.).
In generale, l’abbattimento delle barriere digitali attraverso una migliore accessibilità di prodotti e servizi è un tema a cui l’Italia, negli ultimi vent’anni, ha dedicato particolare attenzione. Già nel 2004, infatti, l’approvazione della cosiddetta “Legge Stanca” ha segnato un punto di svolta nell’accessibilità ai siti web della Pubblica Amministrazione, imponendo ai soggetti erogatori di pubblici servizi obblighi volti a migliorare l’accesso generalizzato ad informazioni e servizi.
Ancora, nel 2020 l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha emanatole Linee Guida sull’accessibilità degli strumenti informatici, estendendo alcuni obblighi della Legge Stanca ai soggetti privati che offrono servizi al pubblico attraverso siti web o applicazioni mobili e che abbiano un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi 3 anni.
Alle Linee Guida è stato affiancato un apposito Regolamento, volto a disciplinare i procedimenti di verifica e sanzionatori di AgIDrispetto ai servizi offerti al pubblico da soggetti privati. Sul punto, anche il suddetto decreto di recepimento della Direttiva ha previsto un sistema di vigilanza dei prodotti e dei servizi immessi nel mercato europeo, attribuendo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (in caso di prodotti) e all’AgID (in caso di servizi) specifici poteri di vigilanza e sanzionatori, in caso di mancata compliance con la normativa applicabile.
In generale, poi, la tutela dei consumatori è garantita dalle disposizioni di cui al Codice del Consumo. Infatti, nonostante lo stesso non includa specifiche previsioni dedicate all’accessibilità di prodotti e servizi, tuttavia la mancata conformità a tali obblighi potrebbe essere ritenuta una pratica commerciale scorretta, in quanto un consumatore con disabilità potrebbe basare le proprie scelte commerciali su informazioni che per lo stesso non risultano pienamente comprensibili. In tal caso, laddove fossero accertati comportamenti scorretti di tale specie, l’impresa potrebbe esporsi al rischio di subire le sanzioni pecuniarie previste dal Codice del Consumo medesimo, fino ad un massimo di 10 milioni di Euro, a seconda della gravità e della durata della violazione.
Conclusioni
L’attuazione dell’European Accessibility Act in Italia rappresenta un passo fondamentale verso una società più inclusiva, garantendo l’accessibilità di prodotti e servizi a un numero sempre maggiore di persone. Considerata l’imminente applicazione dei nuovi obblighi, è bene che le aziende attuino tutte le misure necessarie per garantire la compliance normativa, non solo per evitare il rischio di esporsi a contestazioni legali, bensì anche per perseguire l’uguaglianza sociale cui gli Stati membri dell’Unione Europea aspirano.
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