Il regime di call-off stock non è applicabile in caso di operazioni intracomunitarie triangolari

A cura di Davide Accorsi, Stefano Luigi Airaghi e Cristina Mosca

Con la risposta ad interpello n. 271 dello scorso 3 aprile 2023, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito alla possibilità o meno di applicare il regime di call-off stock in caso di operazioni intracomunitarie triangolari.

L’istante, Alfa, è una società che progetta, produce e commercializza componenti per autoveicoli e autovetture, la cui attività produttiva è localizzata in Italia e i cui prodotti vengono commercializzati e distribuiti in Europa.

Alfa, identificata ai fini IVA anche nello Stato UE X, intende stipulare un contratto di call-off stock con la società Beta, con sede nello Stato UE Z e stabile organizzazione nello Stato UE X. Sulla base del predetto contratto, Alfa consegnerebbe i beni in Italia con resa FCA alla società Gamma, cliente di Beta, con sede nello Stato UE X ed identificativo IVA anche nello Stato UE Y.

I beni, messi a disposizione in Italia da Alfa, verrebbero trasportati da Gamma o da terzi per suo conto nello Stato UE X presso un deposito controllato direttamente da Gamma o da suoi incaricati e resterebbero di proprietà di Alfa fino al prelievo da parte di Gamma. Quest’ultima curerebbe il successivo trasporto dei beni nello Stato UE Y presso il proprio stabilimento produttivo.

Nel momento del prelievo dei beni dal deposito nello Stato UE X da parte di Gamma si verificherebbero contestualmente due passaggi di proprietà: il primo da Alfa a Beta, il secondo da Beta a Gamma.

In definitiva, in base al contratto di call-off stock che verrebbe stipulato tra Alfa e Beta:

  1. i beni stoccati presso il deposito di Gamma, pur essendo formalmente di proprietà di Alfa, sarebbero nella piena disponibilità di Gamma, che potrebbe utilizzarli in qualsiasi momento per proprie esigenze produttive e commerciali;
  2. Gamma sopporterebbe i rischi e le responsabilità per danni ai beni depositati a partire dal momento della presa in consegna delle merci presso lo stabilimento di Alfa in Italia fino al prelievo dal deposito di Gamma situato nello Stato UE X.

L’istante chiede se sia possibile applicare lo schema contrattuale del call­off stock disciplinato dall’articolo 41­bis del DL 30 agosto 1993 n. 331, rubricato “Cessioni intracomunitarie in regime cosiddetto di call­off stock”, al rapporto tra primo cedente (l’istante) e l’operatore intermedio (Beta) pur se tale transazione si iscrive in un’operazione più ampia riconducibile ad una triangolazione comunitaria.

La Società precisa che si adeguerà alla risposta fornita dalla scrivente anche dal punto di vista operativo (con riferimento, ad esempio, alla predisposizione dei mandati e redazione dei contratti).

L’Agenzia delle Entrate, dopo avere brevemente inquadrato l’ambito applicativo del call-off stock, disciplinato a livello unionale dall’articolo 17-bis della Direttiva 2006/112/CE e recepito nel nostro ordinamento dall’articolo 41-bis del D.L. n. 331/1993[1], elenca alcune delle condizioni richieste per l’applicazione di tale regime, evidenziando in particolare che, a tal scopo:

  • il fornitore e l’acquirente devono essere soggetti passivi;
  • il fornitore deve conoscere fin dall’inizio della spedizione o del trasporto l’identità del destinatario, che deve essere identificato ai fini IVA nello Stato membro di trasferimento dei beni;
  • il fornitore non deve avere stabilito la sede della propria attività economica né disporre di una stabile organizzazione nello Stato membro verso cui i beni sono spediti o trasportati;
  • il trasferimento dei beni appartenenti al soggetto passivo deve essere effettuato “dal fornitore o da un terzo per suo conto[2] (Cfr. articolo 17-bis, par. 2, lett. a), direttiva 2006/112/CE e articolo 41-bis, comma 1, lett. a), D.L. n. 331/1993).

Considerate tali condizioni, in particolare l’ultima, l’Agenzia delle Entrate ribadisce che per poter applicare il regime agevolativo del call-off stock all’accordo tra Alfa e Beta, è essenziale che il trasferimento dei beni dall’Italia allo Stato UE X sia eseguito da Gamma per conto di Alfa.

Si sottolinea, inoltre, che Alfa, in qualità di fornitore, deve mantenere la proprietà sui beni spediti o trasportati nel territorio dell’altro Stato membro affinché Beta, dopo il loro arrivo, possa acquisirne la titolarità, quale destinataria designata.

Il contratto di fornitura tra Alfa e Beta, dunque, può essere qualificato come contratto di call-off stock solo qualora le condizioni di cui sopra siano integralmente rispettate.

Con riferimento all’“estensibilità” dell’effetto sospensivo del regime del call-off stock alle operazioni triangolari comunitarie, l’Agenzia delle Entrate precisa che l’ambito operativo di tale regimeva “circoscritto all’operazione intracomunitaria tra cedente/fornitore ed acquirente designato”, coinvolgendo esclusivamente tali soggetti. Non è dunque possibile estenderne l’efficacia ad ulteriori transazioni.

Ne consegue che, laddove il contratto di fornitura concluso tra la Società istante (fornitore) e Beta (primo cessionario) integri le condizioni prescritte per l’applicazione del call-off stock, la contestuale cessione effettuata da quest’ultima nei confronti di Gamma (cessionario finale) andrebbe considerata come operazione a sé stante, autonoma e distinta dalla transazione immediatamente precedente.


[1] In base al quale, “si configura una cessione intracomunitaria non imponibile nello Stato membro di spedizione o trasporto e un acquisto intracomunitario imponibile nello Stato membro di arrivo dei beni solo nel momento in cui il destinatario acquisisce la proprietà dei beni ivi spediti o trasferiti

[2] Sia la norma nazionale che comunitaria in realtà indicano che i beni devono essere trasportati dal “soggetto passivo”, che di fatto è il fornitore, o da un terzo per suo conto.

Let’s Talk

Per una discussione più approfondita ti preghiamo di contattare:

Davide Accorsi

PwC TLS Avvocati e Commercialisti

Director

Stefano Luigi Airaghi

PwC TLS Avvocati e Commercialisti

Senior Manager